I farmaci somministrati per os non bastano più, è possibile offrire una soluzione mirata: l’infiltrazione agisce esclusivamente là dove serve, riducendo al minimo gli effetti collaterali generali.
A seconda della patologia, lo specialista sceglie la sostanza più adatta. Le tre principali:
Funziona come un vero e proprio “lubrificante” e ammortizzatore per l’articolazione. È l’ideale per contrastare l’artrosi (la degenerazione della cartilagine), migliorando la mobilità e riducendo il dolore nel tempo.
Potenti antinfiammatori, utilizzati nelle fasi acute (forti infiammazioni, borsiti, artriti) per spegnere il dolore rapidamente. Non riparano il tessuto, ma “tolgono l’incendio”.
Terapia rigenerativa che utilizza i fattori di crescita ottenuti da un piccolo prelievo di sangue del paziente stesso. Indicata soprattutto per tendinopatie croniche o lesioni cartilaginee iniziali.
Ciclo di 3 o 5 infiltrazioni a cadenza settimanale (una a settimana per un mese). È il protocollo storico, molto utile per distribuire gradualmente il farmaco.
Spesso ridotto a 2 o 3 infiltrazioni totali, a distanza di una settimana l’una dall’altra. Ottimo compromesso tra permanenza nel ginocchio e compliance del paziente.
Una sola infiltrazione all’anno, con formulazioni speciali “cross-linkate” in cui l’acido ialuronico è molto denso e resiste molto più a lungo alla degradazione enzimatica.
Nella maggior parte dei pazienti con artrosi cronica, il ciclo infiltrativo viene ripetuto 1 o 2 volte all’anno (ogni 6 o 12 mesi) per mantenere l’articolazione protetta e rimandare il più possibile l’intervento di protesi.
Le infiltrazioni vengono impiegate principalmente per trattare disturbi a carico di ginocchio, spalla, anca, caviglia e piccole articolazioni delle mani.
La paura dell’ago è comune, ma l’infiltrazione articolare è una procedura ambulatoriale rapida (dura pochi minuti) e generalmente molto ben tollerata.
Il medico disinfetta accuratamente la zona e inserisce l’ago nello spazio articolare o attorno al tendine. Spesso, soprattutto per l’anca o in anatomie complesse, l’infiltrazione viene eseguita sotto guida ecografica per avere la certezza di rilasciare il farmaco esattamente nel punto corretto.
Dopo l’infiltrazione è normale avvertire una leggera sensazione di pesantezza. Si consiglia di tenere a riposo l’articolazione per le 24-48 ore successive, evitando sforzi intensi o attività sportiva.
Eseguire un’infiltrazione “alla cieca” è una pratica comune e spesso efficace nelle grandi articolazioni. L’aggiunta dell’ecografo trasforma però la procedura da un’operazione stimata a una mirata al millimetro.
Il medico vede in tempo reale la punta dell’ago e la struttura da trattare: il farmaco viene rilasciato esattamente nella borsa infiammata, nella guaina del tendine o nello spazio articolare.
Vedere dove si muove l’ago riduce al minimo il rischio di colpire accidentalmente vasi sanguigni, strutture nervose o zone non interessate dalla patologia.
Il medico non deve “cercare” lo spazio anatomico alla cieca: la procedura è più rapida, fluida e meno dolorosa per il paziente.
Nessuna preparazione complessa: la pelle viene disinfettata e sulla sonda ecografica viene applicato un gel sterile (o una copertura protettiva). Il medico appoggia la sonda per visualizzare l’area, inserisce l’ago seguendone il percorso sullo schermo e inietta la sostanza. Finita la procedura, si applica un piccolo cerotto e si può tornare subito a casa.
«Scegliere la via ecoguidata significa massimizzare l’efficacia terapeutica del farmaco, riducendo gli sprechi e azzerando i tentativi a vuoto.»
La valutazione parte sempre da una visita specialistica accurata. Contatta la sede più comoda per prenotare.