La rottura del LCA è uno degli infortuni sportivi più comuni e temuti. Trattandosi di un tessuto con scarsissima capacità di guarigione autonoma, nei soggetti giovani o attivi la soluzione d’elezione è spesso l’intervento chirurgico di ricostruzione.
Oggi l’operazione viene eseguita quasi interamente in artroscopia, attraverso piccole incisioni e l’uso di una telecamera. Poiché il vecchio legamento non può essere semplicemente cucito, viene sostituito con un “innesto” (graft), prelevato da un’altra parte del corpo del paziente (autotrapianto) o, più raramente, da donatore.
Molto solido, ideale per atleti professionisti, ma può causare qualche fastidio residuo nella zona anteriore del ginocchio quando ci si inginocchia.
La scelta più comune: garantisce un ottimo recupero e un’incisione più piccola, sacrificando una minima parte della forza flessoria posteriore della coscia.
Una via di mezzo moderna, sempre più utilizzata per l’ottimo bilanciamento tra resistenza e tollerabilità.
L’intervento chirurgico rappresenta solo il 20% del risultato; il restante 80% dipende dalla fisioterapia. Un percorso standard dura mediamente tra i 6 e i 9 mesi.
Ridurre il gonfiore, recuperare l’estensione completa e abbandonare progressivamente le stampelle.
Ripristinare il tono del quadricipite e dei flessori, migliorare la propriocezione (l’equilibrio).
Introduzione della corsa in rettilineo, balzi controllati e primi cambi di direzione leggeri.
Test di forza simmetrica (almeno il 90% rispetto alla gamba sana) e riatletizzazione specifica.
Il “processo di ligamentizzazione”: nei primi mesi l’innesto biologico va incontro a una fase di necrosi cellulare prima di trasformarsi in un vero legamento resistente. Tra il 2° e il 4° mese il nuovo crociato è paradossalmente più debole rispetto al giorno dell’operazione: evitare carichi improvvisi o torsioni in questo periodo è fondamentale.
Il dolore scompare molto prima che il tessuto si sia integrato stabilmente nell’osso. Bruciare le tappe aumenta drasticamente il rischio di una nuova rottura.
Molti si concentrano sulla flessione, ma la priorità assoluta nelle prime settimane è recuperare l’estensione completa: una perdita anche minima altera permanentemente la camminata.
Non si torna in campo “a tempo”, ma solo dopo aver superato test funzionali e isocinetici che certificano la simmetria muscolare tra le due gambe.
Per concedere il Return to Play in sicurezza si utilizza una batteria di test standardizzati chiamata LSI (Limb Symmetry Index): l’arto operato deve raggiungere almeno il 90% delle prestazioni di quello sano.
Macchinari specifici misurano la forza massima di quadricipite e flessori: la gamba operata deve raggiungere almeno il 90% della controlaterale. Si valuta anche il rapporto H/Q, fondamentale per la stabilità dinamica.
Quattro tipi di salto (Single, Triple, Crossover e Timed Hop) valutano impatto ed esplosività su una gamba sola. Conta anche la qualità: l’atterraggio deve essere stabile, senza cedimenti del ginocchio verso l’interno.
T-Test, Y-Balance Test e Illinois Agility Test: percorsi di slalom e scatti per valutare decelerazioni e reattività del ginocchio nelle torsioni.
La paura di farsi male di nuovo (kinesiofobia) porta a muoversi in modo rigido e innaturale. Questionari standardizzati come la scala ACL-RSI verificano che l’atleta abbia fiducia nel proprio ginocchio.
La valutazione parte sempre da una visita specialistica accurata. Contatta la sede più comoda per prenotare.